Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
La comparsa della carta Tutto Treno Liguria non ha mancato di suscitare reazioni di diverso segno. Positive in genere quelle dei Pendolari, più variegate quelle delle associazioni di Consumatori. Alcune di queste ultime, capitanate da Assoutenti, hanno manifestato insoddisfazione per l’accordo raggiunto tra la Regione e Trenitalia, giudicandolo ancora troppo oneroso per i pendolari. Altre, come Federconsumatori, hanno invece posto l’accento sul fatto che la Regione, mettendo risorse proprie per circa 600.000 euro, ha rimediato ad una decisione unilaterale di Trenitalia che minacciava di abolire completamente l’integrazione tra treni regionali e treni di lunga percorrenza.
Ora, che gli aumenti tariffari fossero a nostro avviso ingiustificati lo abbiamo detto e ribadito subito. Il fatto è che però si prospettava la totale abolizione di ogni forma di integrazione tra treni regionali e treni IC, con le conseguenze che si possono immaginare soprattutto per i pendolari provenienti da più lontano. Questo è possibile perché la Regione ha competenza solo sui treni regionali, mentre non ne ha alcuna (né in termini di programmazione, né in termini tariffari) su quelli a lunga percorrenza, come gli IC, gli EC, ESCity, ecc., che dipendono dallo Stato, cui occorre rivolgersi direttamente. Il Coordinamento dei Pendolari Liguri ha più volte sollecitato in questi anni, sotto diversi tipi di Governo, il Ministero del Tesoro (da cui dipende il gruppo FS) a farsi carico dei problemi dei pendolari, ma con scarso seguito. Abbiamo anche aspramente criticato Padoa Schioppa quando ripeteva il mantra di Moretti secondo cui le tariffe italiane sono più basse che nel resto dell’Europa. Vorrà ora il buon Tremonti metterci una parola buona? C’è forse chi sarà ascoltato più di noi? Lo speriamo vivamente.
Non appare superfluo precisare che il prezzo degli abbonamenti regionali resta invariato anche per il 2009, ed è un risultato importante, specie se si pensa che Trenitalia sta da tempo premendo sulla Regione per ottenere un aumento anche di questi.
La Regione, che ha già il non facile compito di assicurare il trasporto regionale per il quale sarà chiamata a firmare un nuovo Contratto di Servizio, il famoso “Catalogo” che si annuncia alquanto oneroso, si è tuttavia impegnata a sostenere quei pendolari che hanno l’esigenza di usare sia regionali, sia IC e simili. Lo ha fatto stanziando risorse ulteriori rispetto a quelle che occorreranno per il nuovo Contratto di Servizio. Questo ci sembra già molto apprezzabile, soprattutto se pensiamo che occorrono urgenti risorse per rivitalizzare TUTTO il trasporto regionale, anche quello delle piccole stazioni e delle tratte dove gli IC non si fermano. Tutte le stazioni, anche le più piccole, hanno per noi pari dignità, e vanno reperite anche per esse adeguate risorse.
Per questa tipologia di pendolari il Contratto di servizio è di fondamentale importanza, in quanto è proprio in base ad esso che verranno assegnate le linee e gli orari dei convogli, così come i servizi di stazione.
Trovare le risorse per garantire a tutti gli utenti un servizio regionale soddisfacente è una altrettanto importante priorità. Per questo pensiamo che occorre grande equilibrio nella distribuzione delle risorse, senza cadere in un eccesso o in un altro, per consentire all’insieme del sistema di trasporto, regionale e di lunga percorrenza, una proficua collaborazione e sinergia, nell’interesse di tutti, ma proprio di tutti, gli utenti, e dei pendolari in particolare.
Penso che per quest’anno sia davvero tutto, un caro saluto e buon anno nuovo
In una Milano gelida, sferzata da una pioggia battente, si è svolta sabato 13 dicembre, l’inaugurazione della linea ad AV tra Milano e Bologna, fortemente voluta e realizzata, pur con costi da capogiro, prima da Lorenzo Necci e poi dall’attuale presidente di FS, Mauro Moretti.
Stretti tra i cantieri ancora in corso della nuova Centrale e la scenografia blindatissima dell’inaugurazione, i passeggeri che si trovano a transitare per la stazione si aggirano carichi di valige cercando un varco tra vigilantes e transenne, costretti spesso a effettuare lunghi giri per guadagnare faticosamente l’uscita o, viceversa, i binari.
Fuori, sotto la pioggia, resiste coraggiosamente il presidio organizzato dall’ACU e al quale partecipano i Cobas e alcuni rappresentanti dei Pendolari: i piacentini, quelli dell’acquese, i liguri.
Ezio Gallori, macchinista in pensione (e quindi non più licenziabile, sottolinea) fa un interessante, ancorché inquietante, parallelo tra Moretti e Mussolini, citando l’episodio dell’inaugurazione nel ’39 della Freccia Nera che poteva compiere il tragitto tra Bologna e Milano in 77 minuti (l’Eurostar di Moretti si chiama, ironia della sorte, Freccia Rossa e di minuti ne impiega 65).
Nel volantino distribuito ai passanti è ben sintetizzato il significato dell’AV, così come la si è realizzata in Italia, ossia uno spreco di denaro speso in progetti, cantieri infiniti, ma senza la minima intenzione di migliorare davvero il trasporto pubblico. La maledizione dell’Italia: interessi privati perseguiti con denaro pubblico.
L’AV non è in sé una cosa sbagliata, anzi, se adeguatamente inserita in un quadro organico ed integrato del trasporto porterebbe grandi benefici, ma il problema è che questo quadro lo si vuole mantenere frammentato e preda di interessi particolaristici. Non vi è la minima capacità, né la volontà, di impostare una politica del trasporto, per i passeggeri e per le merci, in grado di dare risposte serie e concrete alla domanda del Paese.
Il non aver adeguato le stazioni con nuovi binari dedicati ai nuovi treni, comporterà che tutti gli altri dovranno dare automaticamente la precedenza a questi dell’AV, e già da orario si registrano degli allungamenti di tempi di percorrenza che raggiungono in alcuni casi i 20 minuti, che sommati ai ritardi renderanno ancora più dure le condizioni di viaggio di quel 90% di passeggeri che non usa (e non può usare, date le distanze percorse) l’AV.
Progressivamente le grandi stazioni come Milano Centrale verranno dedicate all’AV, mentre i regionali andranno ad attestarsi sulle stazioni periferiche, senza però che si specifichi in che modo tali stazioni saranno collegate al resto della rete di trasporti, e comunque con tempi di percorrenza molto più elevati, dovuti alla necessità di cambiare mezzo.
E allora, anche questa mega-festa, cui i comuni cittadini e utenti, pur essendo i soli veri paganti, non hanno potuto accedere, bene rappresenta simbolicamente una concezione della gestione della cosa pubblica totalmente snaturata: l’inaugurazione dell’AV non come festa e conquista di tutti e del Paese, ma evento per pochi privilegiati, così come sarà il viaggiare su questi treni di lusso.
Tra gli ospiti abbiamo visto sgusciare alla chetichella un certo Catania, si, ve lo ricordate, quello che per lasciare la poltrona di AD di Trenitalia, dopo averne accelerato lo sfascio, ha preteso una buonuscita di 8 milioni di euro…invitato anche lui, come benemerito esponente della Casta dei grand commis di Stato, che in tutte le stagioni galleggiano sul mare magnum delle prebende e degli emolumenti.
Del resto, la mega-festa non era neppure nascosta alla vista dei comuni mortali che, da lontano, potevano assistere all’effervescenza dei festeggiamenti, come tante piccole fiammiferaie debitamente tenute alla larga dalla security, nel caso qualcuno volesse imbucarsi. “Ma siamo noi che abbiamo pagato tutto questo!” mi si dirà. Certo, ma che importa? Così va il mondo!
E i pendolari, obbligati a viaggiare su treni sempre più sporchi e fatiscenti? Ci pensino le Regioni, tuona Moretti. Come se le Regioni avessero le risorse strutturali per poterlo fare, e non dovessero ogni volta elemosinare i soldi allo Stato. Intanto, che i pendolari si adeguino ai nuovi prezzi degli abbonamenti, che non solo saranno più cari, ma renderanno molto più complicato utilizzare i vari tipi di treno, sempre più segmentati in una giungla inestricabile di sigle e regole di utilizzo, variabile da regione a regione.
Regioni, avete sentito? Arrangiatevi! Direbbe Totò, e con voi tutti i pendolari. Ma allora, occorre mettere davvero le Regioni in condizioni di provvedere autonomamente ai propri fabbisogni, a partire dall’acquisto di nuovi rotabili, che restino nella disponibilità delle Regioni e non di Trenitalia. Questo, caro Moretti, è il passo fondamentale perché le regioni possano effettivamente fare da sé, e magari bandire delle gare vere, aperte a nuovi soggetti, oltre a Trenitalia.
Tutto questo richiede tempo, e i pendolari non possono ancora aspettare anni e anni, per cui urgono risposte immediate, da parte di tutti, Stato e Regioni: si imponga a Trenitalia di abbattere soprattutto per i pendolari tutte quelle segmentazioni artificiose tra abbonamenti per IC, ES, regionali, ecc, introducendo abbonamenti omnicomprensivi che diano diritto a usare tutti i tipi di treno, come è logico possa fare chi lo utilizza quotidianamente e deve barcamenarsi con i mille disagi quotidiani presenti nelle ferrovie.
Chiediamo inoltre che nel prossimo Contratto di servizio si introducano due parametri base per la valutazione della qualità del servizio reso, ossia:
- La diminuzione dei tempi di percorrenza da orario dei treni regionali
- L’aumento del numero di passeggeri trasportati sui treni regionali
Concludo questo resoconto con un piccolo aneddoto: salita sul treno regionale che mi riportava a Genova (e che costava circa la metà dell’IC Plus preso al mattino, con tempo di percorrenza del tutto analogo) abbiamo riportato già alla partenza 10 minuti di ritardo che il capotreno ha giustificato dicendo che era dovuto all’inaugurazione del nuovo supertreno: e meno male che l’AV doveva liberare le tracce per i regionali!